Per il testo integrale con foto e commenti andare su: http://www.crognali.it/blog/denuncia-soka-gakkai/
Giovedì per la prima volta in dieci anni non sono andato deliberatamente ad uno Zadan Kai, le riunioni buddiste della Soka Gakkai, dette anche meeting. Gli ho preferito un convegno sui new media organizzato da Wired e da Telecom prima, e poi la festa di compleanno di una mia amica, a cui erano presenti tanti altri buddisti, anch’essi che avevano disertato i propri meeting per partecipare alla festa! Rispetto agli altri, penso che io sono stato più colpevole, perché pratico e faccio la mia attività di buddista (che consiste nello studio e nell’incoraggiamento) in una zona di Roma, il centro storico, che ha ritmi più blandi rispetto ad altri luoghi, ma che non significa assolutamente mancanza di impegno. Nel centro storico di Roma ci vediamo due sole volte al mese contro le quattro di quasi tutta Italia. Detto questo, io non mi risparmio: volontariato al tempio buddista, tanti incontri con giovani praticanti per approfondire questa filosofia, attività nella redazione dei giornali e poi tante ore di meditazione, con signore, alcune volte tristi altre volte fanatiche, che strutturate come una Chiesa, seguono rigide regole gerarchiche opprimendo spesso la libertà dei membri di questa Comunità, che comunque continuo a giudicare stupenda. È una cosa che ho notato più di una volta e che ritorna ciclicamente nei gruppi buddisti della Soka Gakkai (anche se qui ci sarebbe molto di che discutere, riferendomi al karma di ognuno di noi). Ma vorrei soffermarmi sull’aspetto asfissiante della struttura gerarchica della Chiesa, intendendo la Chiesa della Soka Gakkai. LA CHIESA BUDDISTA. Parto dalla mia esperienza. Voglio cambiare, ho il desiderio di voler stringere altri legami di amicizia con praticanti buddisti, dopo oltre un anno che frequento e curo un gruppo. Chiedo ad una signora un po’ bigotta e un po’ frustrata, a causa di suoi problemi lavorativi, di cambiare gruppo: tra l’altro per spostarmi ad uno più vicino al mio luogo di lavoro. Lo chiedo perché lei è stata investita del ruolo di Responsabile di Settore, e questo nonostante viva in tutt’altra parte di Roma. La sua prima risposta è subito NO, perché io se mi trovo lí significa che "c’è un legame karmico". Forse ha ragione, non lo so, ma sicuramente io mi trovo li, in quel gruppo buddista, solo perché me lo hanno chiesto, ed io ho accettato. Ma dopo un anno molte cose cambiano, le persone si annoiano e spesso c’è bisogno di rinnovarsi. La seconda risposta della signora davanti alla mia insistenza (forse pensava che bastasse un grado gerarchico superiore al mio per farmi accettare la sua decisione; una signora che quando non fa la bigotta, è al limite del fanatismo religioso) è quella di farne una questione di stato: la mia scelta diventa un punto di cui discutere nelle segrete riunioni aperte a pochi alti responsabili dell’Organizzazione per pianificare le attività mensili. Dopo poco mi arriva questa mail da una collega responsabile della bigotta: "… tu sei un membro semplice e come tale appartieni ad un gruppo: … - segue nome del reggimento gruppo -. Continua a fare attività li dove ti abbiamo assegnato ed ad impegnarti come hai fatto fino ad ora: impegno per il quale ti ringrazio. Se hai voglia di fare altro, rivolgiti ai tuoi responsabili giovani. A me non pare che i giovani ti abbiano offerto alcuna responsabilità per decidere autonomamente". Ditemi mai se questa donna è una responsabile?! Il suo nome è Ilaria Dragoni. IL CAPETTO BUDDISTA. Esperienze di questo genere, con mail o messaggi, accadono spesso quando ti impegni attivamente nella comunità buddista. A me come a tanti altri è successo migliaia di volte di scontrarci con responsabili dell’organizzazione, che si comportano da piccoli gerarchi, che forse frustrati dal lavoro o da altro, e di cui nel privato ci si sfoga quasi sempre, si rifanno nella comunità della Soka Gakkai. Nel mio caso, è successo con tale Riccardo Panattoni (nella foto in alto), che è pure in aria di nomina a grandi responsabilità nella Soka Gakkai, cosa di cui si vanta spesso in privato e che io ho sempre pensato che se mai fosse accaduto, sarebbe stato come sparare un colpo al cuore di questa organizzazione. Ma evidentemente è questo ciò che vuole la Soka Gakkai, piccoli militari fedeli al generale, tanto che il successore del gerarca responsabile Panattoni è un sempliciotto, uno che non so neanche se abbia la licenza superiore, un tale Alessio Sementilli. Il problema non sta, naturalmente, nel titolo di studio, ma nel fatto che si sente e si vede che parla per frasi fatte ed esegue alla lettera gli ordini che gli vengono dati, senza pensare. Sento un clima insostenibile, un’aria che diventa irrespirabile ogni giorno di più e che ti rende impigliato in un fango e in una rigidità che ti impedisce di crescere, affondi così in un senso di disaffezione per una religione che ti da, invece, tanto. IL VOLO CONTINUO. Ora vi accenno brevemente, invece, alle attività violente, non conosco un termine diverso, in cui puoi incorrere quando fai attività a livelli alti nell’organizzazione, che non coincidono necessariamente con la responsabilità. Di storie sul Volo Continuo, il giornale dei giovani buddisti, ce ne sono molte, fin dalla sua nascita sembra che sia stato fatto per far soffrire la gente, ricordo le mille riunioni per aggiustare il tiro a decisioni prese senza pensare da alti responsabili; un giornale nato zoppo e gestito da sempre in maniera massonica. Qui a Roma, ad esempio, ne aveva un dominio quasi assoluto una tale ex giornalista, credo oggi disoccupata, di nome Giorgia Fattinnanzi, che decideva di volta in volta cosa dire e cosa no, chi invitare agli eventi e chi invece NO, una sorta di capo-giornale senza mai una ufficiale investitura, a quanto mi risulta; la ragazza ha fatto il buono e soprattutto il cattivo tempo sulla redazione romana, in cui mi sono per caso trovato a fare attività e scrivere fin dalla sua nascita. Una volta che tale caporedattore improvvisato è stato fatto fuori, non so bene in che modo, il giornale è diventato on line, su volere degli editori che non lo avevano mai neppure letto, forse, senza alcuna votazione o sondaggio interno a chi ci aveva lavorato fino a pochi giorni prima. Allora il giornale vendeva appena 2000 copie annue! Che cosa è successo a me? Sono stato escluso dal giorno alla notte dall’attività del giornale, affidato all’improvviso ad altre persone, sbucate fuori dal nulla: Mattia Duni, uno che si occupa di conti, e Fabrizio Giancaterini, un affitta stanze, due ragazzi che non hanno alcun requisito per fare un giornale on line e che infatti mi fa abbastanza schifo. Questa cosa, purtroppo, non mi è stata mai possibile comunicarla a qualcuno, perché, con buona pace mia, sono stato escluso dalla mailing list in cui venivano prese le decisione fra tutte le redazioni italiane e questo nonostante vi abbia partecipato attivamente per 5 anni, come volontario, dedicandogli interi fine settimana quando occorreva chiudere il giornale, e spesso l’ho sostenuto da solo sulle mie spalle, tanto che il mio nome viene spesso associato al Volo Continuo di Roma. Una violenza subita, senza ricevere spiegazioni di alcun tipo. CONCLUSIONE. La mia sensazione è che il giornale dei giovani buddisti sia stato affidato a persone che con lo spirito buddista hanno ben poco. Il nostro maestro, Sensei, parla sempre di dialogo, quello che sento mancare da molti mesi nella Soka Gakkai, a scapito di un’aria malsana. Questo clima è presente nei responsabili dell’Organizzazione Buddista, che un po’ ne sono vittime e un po’ artefici e contribuiscono così a farlo pesare sugli altri membri della Soka Gakkai, almeno nell’ambiente romano. La mia guida rimane Sensei, conservo la sua fotografia sul mio cellulare e mi sforzo di leggere e fare mia ogni sua parola. Gli ho spedito questo Post, tradotto in inglese, per lettera in Giappone. Ma quando la misura è colma, non si può più far finta di niene e credo non bisogni aspettare nessuno per denunciare gli scandali, anche se albergano nella tua casa. Sono e rimango un buddista, pratico daimoku e seguo questa filosofia di vita; sono pronto a raccontare gli sviluppi di questa situazione in cui si trova ora la mia religione, a parlare, discutere con i suoi Ministri di Culto e con Sensei, e nel caso a smentire quanto ho scritto se si dimostrasse un racconto non veritiero.
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